In questo periodo alcuni presidenti di federfarma interpellati sulla questione vaccini covid19 hanno affermato che le parafarmacie sono meri “esercizi commerciali”, volendo così giustificare i ritardi nella vaccinazione che in alcune regioni i colleghi di parafarmacia stanno subendo.

Noi rispondiamo che formalmente può essere vero, ma nei fatti si sbaglia profondamente, perchè da anni ormai la parafarmacia è diventata un punto di riferimento importante per il cittadino italiano.

In diverse regioni e province italiane in parafarmacia si effettuano le prenotazioni cup, si ritirano presidi medici e alimenti a fini speciali in convenzione con l’asl, in parafarmacia il cliente/paziente ormai sa di trovare un farmacista competente che spesso diventa l’interfaccia ed il conforto delle categorie più’ deboli come mamme ed anziani.

Molti colleghi in parafarmacia da tempo hanno adibito degli spazi per giornate di screening sulle patologie croniche e più comuni, o per effettuare attività in collaborazione con specialisti sanitari.

La parafarmacia non è un mero esercizio commerciale e questo vale soprattutto per quelle parafarmacie di vicinato che, nonostante mille bastoni fra le ruote e lungaggini burocratiche, hanno dei farmacisti al proprio interno che si sono ingegnati di fare di più, di essere sempre più servizio al cittadino.

I farmacisti di parafarmacia hanno chiesto di poter fare i tamponi, hanno aperto i propri esercizi e distribuito mascherine, dispositivi di protezione e presisi medici insieme ai colleghi in farmacia durante tutto il lockdown e continuano a farlo.

Per questo motivo ci fa male vedere che in alcune regioni le asl ignorano i farmacisti di parafarmacia per quel che riguarda le vaccinazioni. In emilia per esempio si prenotano già gli over 80, ma ancora i farmacisti di parafarmacia attendono.

Non ci spieghiamo perché invece in molte altre regioni le vaccinazioni sono state programmate e fatte a tutti i farmacisti, come da ovvie  indicazioni ministeriali.