La FNPI si unisce senza esitazione anche se con un sorriso amaro agli apprezzamenti per la posizione chiara e forte dichiarata dal Ministro Grillo in merito al 51% da riservare ai farmacisti nell’ambito delle farmacie di proprietà del capitale.

L’attuale coro di apprezzamenti ci fa sorridere e per certi ironici versi ci inorgoglisce perché si tratta di concetti di buon senso espressi e ribaditi negli ultimi anni dalla Federazione Parafarmacie, e argomentati ripetutamente in Parlamento, tra gli altri in particolare dall’allora On. Giulia Grillo.

Oligopoli, indipendenza professionale, logiche di mercato, logiche di servizio: ora tali rivendicazioni di fierezza professionale, finora inascoltate o accolte con timidezza disarmante, sono patrimonio di tutti gli attori professionali di questa vicenda: bene, ce ne rallegriamo.

In questi anni era molto più importante avversare con violenza, come se si trattasse di una piaga biblica, la possibilità di condividere con i farmacisti delle parafarmacie italiane quel 10-15% di mercato del farmaco rappresentato dai farmaci di fascia c, quelli da ricetta non mutuati.

In questi anni siamo stati lasciati soli a difendere il farmacista e anche la farmacia, mentre chi avrebbe dovuto farlo ci insultava col suo silenzio complice di fronte ad ogni aggressione politica rivolta ai nostri esercizi.

E ora tocca alla politica, alla buona politica, riavvicinare le posizioni dei farmacisti italiani, da qualunque barricata provengano, per riunirli sotto il vessillo dell’autonomia professionale, e anche adesso la cosa più importante per i vari attori della distribuzione del farmaco non è agevolare questo processo di coagulazione, ma pare sia indurre la politica ad escludere le parafarmacie da qualunque iniziativa, da qualunque opportunità, nonostante i pareri dell’Antitrust, nonostante il buon senso, nonostante ogni dimostrazione di utilità sociale, sanitaria, occupazionale, professionale, che le parafarmacie hanno dato in questi anni.

Siamo ancora a questo punto?
Davvero dopo tutte queste dimostrazioni di avere avuto per anni le paure sbagliate, c’è chi continua ad indirizzare energie e potenza di fuoco verso colleghi ed amici invece che verso le vere minacce alla nostra autonomia professionale, quantomeno da regolamentare maggiormente?

La FNPI ha sempre detto chiaramente che l’ingresso dei capitali nel settore del farmaco non fosse necessariamente una cosa negativa, che poteva rappresentare un’opportunità, ma solo se razionalmente gestita, regolamentata e imbrigliata, pena il rischio di andare verso un oligopolio distruttivo di tutte le nostre piccole realtà professionali e imprenditoriali.

Per aver detto questo siamo stati etichettati come amici della gdo, come collaborazionisti del capitale, inascoltati e combattuti proprio da chi volevamo difendere, mentre oggi c’è chi fa a gara ad apprezzare le parole del Ministro e a stracciarsi le vesti per quanto accaduto, a chiedersi come siamo arrivati a questo punto.

Gioverebbe un po’ più di autocritica.

Matteo Branca
Presidente FNPI