COMUNICATO CONGIUNTO

MNLF – SINASFA – FNPI – CULPI

LE 10 DOMANDE ALLA FOFI SENZA RISPOSTA

Abbiamo letto con attenzione l’auto-intervista pubblicata dall’house organ della Fofi del Presidente Mandelli concernente i quesiti da noi posti, le risposte, dispiace dirlo, sono  insoddisfacenti.

La nostra voleva essere azione di stimolo, la risposta è pura autodifesa.

Caro Presidente le cose non vanno per niente bene e invece di minimizzare sarebbe bene prendere in seria considerazione i quesiti da noi posti perché essi parlano di eticità, pari opportunità e, soprattutto, di futuro della professione. Promuovere dibattiti aperti, contraddittori, pubblici confronti non è mai sbagliato, è semplicemente il sale della democrazia.

Avevamo chiesto se una visione troppo farmacia-centrica non limitasse le prospettive future della professione. Lei risponde che “la rete delle farmacie di comunità occupa la stragrande maggioranza dei farmacisti non titolari e che il progetto di farmacia quale centro polifunzionale vede proprio nel collaboratore “l’asset strategico” di questa visione, quindi non può non occuparsene“. Il problema è che nessuno gli ha chiesto di rinunciare a questo progetto, semplicemente si segnalava la necessità di allargare il ventaglio delle prospettive, non puntare tutto sul rosso o sul nero. Ci perdoni se non abbiamo le sue certezze, ma troppi sono i fatti che smentiscono questa visione “paradisiaca” per i collaboratori. Nei momenti di crisi i collaboratori pagano un tributo altissimo e nei momenti dei progetti futuribili pagano lo stesso tributo fatto di maggiore impegno e basta. I collaboratori sono stanchi di dare senza ricevere nulla in cambio e non si fidano più delle promesse.

Il mancato rinnovo del contratto è la plastica rappresentazione di quanto alta sia la considerazione nei confronti dei collaboratori.

In Spagna, in Francia, In Belgio e in molti altri Paesi chi è occupato in farmacia ha una retribuzione notevolmente maggiore del farmacista italiano e questo a prescindere se è bravo come nutrizionista, cosmetologo, nutraceuta o “paracadutista”. Semplicemente lo pagano di più’.  Le molteplici giustificazioni per il mancato rinnovo del contratto sono ridicole.

Vuole che si rinnovi il contratto?

Allora faccia sentire pubblicamente la sua voce, che sia alta e forte, non si nasconda dietro l’ennesimo tavolo di concertazione per dire: noi ci abbiamo provato.

La FOFI deve rappresentare gli interessi di tutti gli iscritti con imparzialità e senza pregiudizi, garantire la professionalità e l’indipendenza di ogni farmacista. Come può farlo se il suo Presidente fa finta di non capire quando parliamo d’imporre per legge il divieto assoluto, anche in presenza del farmacista, per chi farmacista non è, di consegnare  farmaci.

Quotidianamente s’impone al collaboratore di consegnare farmaci senza ricetta. Nella direzione di risolvere questo problema l’adozione della ricetta elettronica per le ricette ripetibili e non ripetibili è una buona proposta, largamente condivisa da chi opera correttamente e le buone proposte vanno realizzate senza se e senza ma.

Farmalavoro, ne diamo atto, è stata una buona iniziativa, che ha portato lavoro, ma anche ricerca di tirocinanti post laurea, fenomeno questo che andava stroncato sul nascere ancora una volta battendo i pugni sul tavolo, “obbrobrio” che invece è stato fermato solo per la denuncia caparbia di alcuni. Stessa mancanza di autorevolezza nella partita delle società di capitale, flebili critiche senza mai dire chiaramente quali erano gli interessi in campo, compresi quelli delle farmacie in crisi per mala gestione. Eppure, in molti si ricordano la Sua durezza quando al Ministero dello Sviluppo Economico si parlava di aprire il mercato dei farmaci d’automedicazione.

Allargare le possibilità occupazionali per il farmacista è possibile come abbiamo indicato, ma non si può giustificare il proprio operato con l’aver ottenuto 10/20 posti di lavoro presso i tribunali o presentando a fine legislatura, una proposta finalizzata a mettere solo il “cappello” elettorale ad una legge che non avrebbe mai visto la luce.

Quanto alla Sua reiterata richiesta di limitare l’accesso all’Università ripetiamo la domanda: in conformità a quali dati e attraverso quali metodiche analitiche è stato stabilito il fabbisogno di farmacisti nel mercato del lavoro per i prossimi anni? Ma soprattutto quale ruolo avete avuto sulla raccolta di questi dati ?

E veniamo alle parafarmacie e ai tavoli di concertazione. Avevamo chiesto del perché le parafarmacie, che hanno rappresentato, in un panorama occupazionale stagnante, un valido strumento per creare nuova occupazione, sono considerate fallimentari quando tutti i dati economici dicono il contrario? Lei risponde, che siccome la GDO con un numero inferiore di esercizi ha un fatturato maggiore delle parafarmacie, per una proprietà transitiva a noi sconosciuta, le parafarmacie sono in crisi.

E’ davvero imbarazzante.

E’ come dire, troviamo una soluzione per tutti i piccoli alimentari di quartiere o le piccole imprese perché la GDO con pochi esercizi fa due, cinque, dieci volte il loro fatturato. No Presidente, quando si fanno affermazioni, quando si parla di crisi, si portano dati diretti, reali, inconfutabili su fatturati, insolvenze, percentuali di fallimenti, redditività ecc. Non si riportano i “sentito dire” sopratutto quando le fonti non sono ne scientifiche ne attendibili, ma solo strumentali a dimostrare tesi di parte confuse e “pericolose” per la maggioranza dei farmacisti italiani.

La rappresentatività in qualsiasi situazione non è fattore secondario, perché è certamente buona cosa ascoltare tutti, ma solo se questo non diventa alibi per manipolare quel “peso ponderale” che determina poi il pensiero della maggioranza dei colleghi.

Quando s’invita qualcuno a partecipare ad un tavolo di lavoro, se lo si fa con intento nobile, non s’impone a priori la soluzione del problema, ma semplicemente li si mette nelle condizioni di esporre la propria visione, poi si prende atto, nel rispetto “ponderale” della rappresentanza, della volontà maggioritaria e si agisce perché essa venga raggiunta.

Semplice vero? Questa è la democrazia, quella vera però.

Lunare è continuare a ritenere legittimo un tavolo in cui chi vi siede a rappresentanza delle parafarmacie ha, per una parte un numero d’iscritti che non supera i cento colleghi e per l’altra un numero che si potrebbe contare sul palmo di una sola mano.

La categoria, caro Presidente è stanca dei “minuetti”, è stanca delle promesse, è stanca di dover vivere una situazione in cui la percezione diffusa è che esistono farmacisti di serie A e di serie B.

Lei ha due strade: continuare a negare un’evidenza ormai palese o prenderne atto ed agire di conseguenza.

Noi stiamo cercando di rappresentare questo malessere, lo stiamo gridando a gran voce, quando sentirà solo silenzio sarà il momento di preoccuparsi perché anche l’autunno potrebbe divenire anomalo ed essere più caldo del solito.

Ufficio stampa/ 1 luglio 2019